Affresco di note inquiete
L’opera dell’artista fa emergere l’inconscia esigenza dell’individualità a porsi come Ente esistenziale. In uno sfondo emergente dimensioni “monadiche”, che deriva dalla parola monade dal greco μονάς monas (a sua volta derivante da μόνος monos che significa "uno", "singolo", "unico"), l’artista pone in emergenza pittorica un viso ma più chiaramente uno sguardo che proietta la sua attenzione ad una dimensione metafisica, in una apparente immobilità. Lo sguardo, sospeso nella sua staticità espressiva, rimanda però l’attenzione dell’osservatore non al punto si-derale idealmente guardato ma alla sua contrapposizione con l’occhio emergente all’interno di quella “monade” ideale. Quell’occhio quasi accentrato nella disposizione pittorica del quadro è esigenza di voler emergere, quasi simbolo dell’inconscio che dal proprio interno ha disposto l’esegesi pittorica ed ora vuole uscire da sé per manifestare il proprio “volersi esprimere”. Se gli occhi guardano lontano, in un punto fermo posto all’infinito, essi, contrapposti all’Occhio dell’inconscio ritornano anche all’interno, come a volersi proiettare definitivamente lontano ma al contempo infinitamente dentro di sé, percorrendo quel dualismo Tutto-Parte, in cui massimamente ci si allontana da sé per ritornare inevitabilmente dentro di sé. L’ARTISTA quasi percorre l’esigenza mistica di uscire da sé per ritornarci nel viaggio arcano che conduce l’Infinito al Nulla, e viceversa. L’opera, nella dimensione pittorica dell’artista, è l’emergere e lo strutturarsi dell’espressione individuale a volersi “compiere” come esigenza vitale di essere sé. Ma per voler divenire sé deve superare quelle divisioni interne che la limitano. L’opera è un susseguirsi di “contrapposizioni”, contrasti di opposti che sfidano l’osservatore a ricercare una sintesi, che solamente egli ( l’osservatore) potrà compiere. Solo lo sguardo attento di questi coglie gli opposti e li sintetizza nella sua “interpretazione”, può sciogliere l’esigenza dell’artista a volersi far comprendere. Egli ,l’osservatore, coglie lo sguardo posto all’indefinito del viso e lo sguardo monoculare dell’occhio inconscio, sintetizzandoli nella dimensione interpretativa dell’Uno individuale, nell’Assoluta Unicità espressiva dell’individuo. Ma anche lo sguardo del viso, se pur pone se in una ottica infinita e indefinita, è limitato quasi bloccato, nel simbolismo pittorico del quadrato delimitante il viso, a sua volta percorso in senso obliquo da un segno che divide il quadrato stesso. Quasi a voler rimarcare una divisione, separazione, o delimitazione da annullare la prospettiva espansiva dello sguardo posto lontano. Il viso, nel suo sguardo statico è come prigioniero, circoscritto e tagliato, da un segno o meglio segni che lo chiudono e circoscrivono metaforicamente in una gabbia. Al fine l’osservatore coglie l’esigenza e volontà della “monade”, spazio assolutamente individuale del Sé, a voler uscire per divenire propriamente Sé. Lo sguardo del viso allora trasmette “patimento”, passione che non esercita la sua forza passionale, divenendo solamente patire, un muto patire dell’Io sopraffatto dall’inconscio a tenerlo costantemente a Sé, malgrado questi voglia uscire all’APERTO.
Un grido silenzioso dell’Io a voler emergere all’APERTO. Dr.Valter Curzi
"IOSOLISMO" (esiste solo nel vocabolario di chi l'ho ha clonato "IO"-"NOI" quindi ne deteniamo la maternità-paternità-©2011 Emozioni Arte Poesia. All rights reserved)
Il termine “IOSOLISMO” da me clonato come personale ricerca di corrente pittorica.
Iosolismo ,verità assoluta in ciò che sente il proprio “IO”,nella chiusura virginale della propria solitudine interiore..Le voci interiori si trasformano in passioni e si svelano nell’arte ,un vincolo sentito indissolubile .
Sprigionato ,attraverso forme colori ,segni ,materia. Ogni pennellata, tratto, segno sta in rapporto con il proprio “IO “solitario che lo avvicina al mondo, attraverso il suo esprimersi .Dipingendo in una ricerca musicale di colorismo materico e passionale che si rifà alla sensibilità intuitiva,esplicando la propria arte senza basarsi su influenze e correnti , anche se inconsciamente recepite attraverso nozioni culturali.”Iosolismo” termine per distaccarsi da retoriche tradizioni tecniche .Un termine per esplicare personali passioni e sentimenti,uscendo dalle limitazioni tecniche espressive culturali imposizioni .Iosolismo trae la sua espansione passionale e l’artista nel suo creare libera il proprio pensiero emozionale. Crea su supporti vari ,tecniche sperimentali miscele di colori per la sola necessità personale non pensando a critiche espositive e interpretative,ma cercando la propria visione, unica “IOSOLISMO” .Dettata dall’unicità dell’individualismo creativo:” IO-SOL-iSMo” quindi autore unico creatore dell’opera propria.Facendo ciò l’autore-Artista crea di conseguenza poesia estetica per il fruitore dell’opera lasciando libero spazio interpretativo emozionale….(Virgy M.).










